Ho finito di leggere Anelli nell'Io.
Non posso dire che sia un libro "bello", nel senso di piacevole da leggere. Lo è, ma non è un romanzo. E' più un saggio di filosofia. Ma certamente è un libro che vorrei tutti leggessero e tentassero di confrontarsi con la teoria esposta da Hofstadter.
Si potrebbe paragonare, secondo me alla rivoluzione copernicana (quella della Terra che ruota intorno al Sole, non quella di Kant.. ma se vogliamo anche quella), a quella della relatività di Einstein e alla meccanica quantistica. E così come la rivoluzione copernicana c'ha messo tempo per mettere radici nel nostro modo di pensare, e così come della relatività di Einstein qualcuno al mondo non ne ha ancora sentito parlare, probabilmente ci vorrà molto tempo prima che la si cominci a pensare come Hofstadter.
Io stessa sto ancora digerendo quello che ho letto, e ci vorrà tempo e avrò molti dubbi e domande. Tuttavia, molte cose su "chi siamo" che prima avevo solo intuito ma senza riuscire a dargli un vero e proprio contesto, trovano qui il loro habitat naturale.
Che fondamentalmente quello che si dice in questo libro è che siamo il nostro cervello. Idea che, detta così, farà scappare un sacco di persone e mettere le mani nei capelli a molte altre. E in effetti ha i suoi vantaggi, e anche le sue un poco spaventose conseguenze. Eppure così è. Siamo l'ininterrotto flusso di informazioni che viaggiano nel nostro cervello, il ritmo dei flussi elettrici che attraversano i nostri neuroni, l'insieme delle possibili evoluzioni delle nostre associazioni mentali, l'insieme delle nostre reazioni, delle nostre modifiche dovute al mondo esterno e delle nostre modifiche del mondo esterno. Ciò che ci distingue dagli esseri inanimati è il movimento. Siamo infinitamente complessi pattern che si incrociano e si intrecciano l'uno con l'altro, come una miriade di frasi musicali armonizzate in una sinfonia, una musica che ha una sua propria unicità, identità, particolarità. Che non sono le singole note, non è la sequenza di accordi, ma è la struttura, lo scheletro più profondo, è l'insieme di ogni elemento musicale e il suo posto in quel sistema. Ognuno ha il suo "tema" e una quantità infinita di possibili variazioni. E così fa: si modifica in continuazione, come una spirale che si espande progressivamente, s'ingrandisce, e resta tuttavia sempre una spirale. Come un frattale, che per quanto tu faccia "zoom in" o "zoom out" resta sempre la stessa figura.
Ma il bello deve ancora venire.
Siamo musica? E allora in quanto musica siamo anche onde. E in quanto onde ci propaghiamo, ci espandiamo come le increspature dell'acqua quando vi lanciate un sassolino. E infiliamo il nostro tema nella musica di altre persone, e a volte si armonizza e a volte no. E più la nostra musica s'intona con quella di un'altra persona, più le due sono legate, connesse. E' un po' un'"unità di misura dell'amore". Ci propaghiamo negli altri, che assorbono così qualcosa di noi, dei nostri pattern, dei nostri modi di dire, di fare, di reagire, di pensare. Ci sarà chi ricorda il nostro tema più dettagliatamente, chi ne ha assorbito maggiori dettagli e abbellimenti, e chi invece ricorda più o meno il tema, o solo qualche accordo. Ma questo è ciò che ci rende immortali. Quando non saremo più noi a suonare, la nostra musica continuerà a vibrare nella sinfonia di altre persone, di più in chi più abbiamo amato, e di meno in chi meno ha trovato affinità con noi. E lo stesso facciamo noi: raccogliamo musiche fra loro diversissime e le fondiamo con la nostra orchestra interiore, e più persone portiamo dentro di noi e più di loro portiamo, più la nostra musica è complessa e meravigliosa e ancor più celestiale. E cosa ancor più particolare, viene prima questo scambio di musiche che non la nostra autopercezione. Bisogna che siano gli altri a sentirci, e che noi sentiamo loro, prima che noi sentiamo noi stessi.
Lato negativo di tutto questa cosa è che vengono meno la libertà e la scelta, cose a cui siamo particolarmente affezionati. Ma benché la cosa mi terrorizzi per certi versi, credo che col tempo impareremo a capirne il senso.
E mi viene in mente un'altra cosa. Tutta quest'analogia della musica e di tutti noi "Io" che suoniamo ciascuno il proprio tema, mi ricorda la teoria delle stringhe. Non l'ho ancora capita bene. Ma mi aveva colpito questo ritorno all'idea di una musica dell'universo, e della vibrazione sonora che genera i componenti fondamentali della materia che poi si combinano in oggetti sempre più complessi. E tutto nasce dalla musica.
E un'altra cosa che mi viene in mente è che, nella tesi di laurea di un amico, che discuteva di Filosofia della Musica, era riportata una citazione di non-mi-ricordo-quale-filosofo che diceva: "La musica è la forma del movimento".
E sapete cosa vi dico? Tutto questo è semplicemente.. BELLISSIMO.
[Post Scrittum: tutta quest'analogia della musica in realtà è venuta in mente a me, Hofstadter non ne parla in questi termini.]








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Andrea
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